Ambiente Una golosa per caso

Il nuovo chef de l’Estate di San Martino

16 aprile 2018
chef

Una nuova gestione sta illuminando l’Estate di San Martino…

 

Dopo anni sotto la guida dello Chef Alessandro Mecca e dopo due anni di stallo, finalmente l’Estate di San Martino ha ripreso a risplendere di una rinnovata passione grazie allo Chef Matteo Covacci.

“Guardandolo mentre mi parlava, non potevo fare a meno di essere catturata dai suoi occhi che sorridevano. Sorridevano di quella passione che ritrovi inequivocabilmente nei piatti e nella cura con cui vengono fatti. E allora ti senti a casa, in mani sicure, di chi vuole solo il tuo bene”

 

Lo Chef Matteo Covacci, trentenne piemontese DOC, inizia i suoi passi in cucina un po’ tardi rispetto ad una consueta carriera da chef. Infatti, è durante i suoi studi universitari di Ingegneria che matura la consapevolezza che la sua strada sarebbe stata un’altra.  Dopo un corso di cucina presso l’Associazione Cuochi di Torino, capisce di dover recuperare ed imparare tutto ciò che gli era possibile per diventare lo chef rigoroso e appassionato che era racchiuso dentro di sé. Nel 2012, quindi, bussa alle porte del Ristorante Vo, che in quell’anno aveva raggiunto la prima stella Michelin, e rimane lì per un anno.

Affamato di conoscenza e desideroso di sperimentare, parte per l’estero alla volta di Malta (Hotel Kempinski 5*), passando per la Scozia (Gleneagles Hotel 5*), a seguire una stagione in Francia come chef privato e dopo una breve stagione al Jumeirah Hotel (5*) di Mallorca, uno stage al Geranium di Copehnagen (19° posto nei best 50).

“Al Vo ho imparato l’importanza della tecnica, l’amore per la materia prima e la passione pura per la cucina. Esperienze in hotel più grandi mi hanno insegnato a lavorare velocemente su grossi numeri, lottando con gli altri ragazzi in brigata per riuscire ad emergere. Quando lavoravo come chef in Francia ho dovuto migliorarmi in campi dove mi sentivo meno sicuro come ad esempio la pasticceria o i pesci. Con lo stage al Geranium sono riuscito a comprendere come trasformare un’idea (un concetto) in un piatto lasciando libera la fantasia. “

Insomma, in circa 5 anni si è creato un bagaglio di conoscenza, ancora oggi in evoluzione, il cui focus è  “approfondire la relazione tra chimica, fisica e materia prima trovando nel rigore della preparazione un filo conduttore che unisse il suo passato da ingegnere al suo  presente da chef“.

Ogni esperienza fatta ha contribuito a formare lo chef  che oggi raccoglie la scommessa di gestire un ristorante in Piemonte in cui proporre la propria  idea di cucina.

“Ogni menu è come un album di canzoni ed ogni piatto ha una storia propria. Provando ogni menù si capisce l’evoluzione del ristorante e dello chef che lo dirige”

La carta prevede menù stagionali a prezzi davvero straordinari in rapporto alla qualità e alla tecnica con cui vengono preparati. Un viaggio nella tradizione che fa l’occhiolino alla contemporaneità per chi cerca gusti familiari e un viaggio nei sapori marini per chi desidera trovare il pesce anche in Piemonte.

 

In ogni piatto si può ritrovare l’identità di Matteo, ma quello che mi ha più sorpreso è stato il Vitello tonnato. Uno scrigno di tenero vitello che racchiude un salsa “goduriosa”… Non è semplice riuscire a reinterpretare un piatto così tradizionale, ma lui ce l’ha fatta e ha saputo sorprendermi.

 

E come spesso accade, dietro a un grande Chef c’è una grande donna. Kornelija è la compagna di vita e di viaggio dello Chef Matteo. Un sorriso angelico che vi accoglierà in sala e vi guiderà in quest’esperienza con passione e conoscenza dei vini e dei piatti. Kornelija affianca Matteo in ogni decisione, dai produttori di vini ai piatti, alle strategie di lavoro.

“Lavoriamo bene insieme e senza di lei non avrei mai pensato di aprire un ristorante.”

 

Credo che l’inizio di questo viaggio apra molte possibilità di migliorare ad ogni tappa e di puntare in alto. Io auguro ad entrambi un futuro splendido, felice di aver trovato un altro posto dove deliziare i miei sensi e il mio cuore.

Continuate così!

Irene Prandi

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