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“Ma una volta lo mangiavi”… Come si formano le preferenze alimentari?

19 settembre 2018
preferenze alimentari

Quante volte ho sentito pronunciare questa frase: “Ma una volta lo mangiavi, da piccolo ne andavi matto!”. Anche voi siete caduti in questo tranello? 

Il gusto e le preferenze alimentari sono un processo che inizia nel grembo materno ma continua il suo sviluppo in diversi momenti della vita con conseguenti cambiamenti dei propri gusti. Quindi non stupiamoci se alimenti mangiati prima, successivamente non risultano più graditi o addirittura odiati.

Ma come si forma il senso del gusto nei bambini? E come si formano le preferenze alimentari? Cosa influenza questo processo?

Come accade sempre, questo processo è l’interazione di influenze diverse dove predisposizione genetica, apprendimento, cultura ed emozione giocano nella stessa partita ruoli fondamentali. Quale sarà il risultato?

Predisposizione innata al gusto

Il gusto si sviluppa in tempi molto precoci; infatti, le prime papille gustative si formano già all’ottava settimana di gestazione e il feto è in grado di riconoscere i composti aromatici presenti nel liquido amniotico che arrivano dal tipo di alimenti con cui la mamma si nutre. La dieta alimentare materna continua ad influenzare le preferenze dei neonati anche durante l’allattamento poiché il latte materno cambia sapore e nutrienti in base agli alimenti assunti dalla madre. Pensate che alcuni composti, come ad esempio l’aglio, si ritrovano 1 – 2 ore dopo il loro consumo nel latte materno.

Ma in cosa consiste allora la predisponine genetica?

In primo luogo, esiste una differenza sul numero di papille gustative che si formano. Infatti, ci sono persone che ne possiedono in numero elevato e questo permette di riconoscere e acquisire una più ampia gamma di sapori. Questo dipende esclusivamente da una predisposizione genetica e cioè dalle informazioni presenti nel nostro DNA.

I neonati manifestano grande godimento per il gusto dolce mentre rifiutano l’amaro e l’acido. Questo può essere spiegato da un punto di vista evoluzionistico. Infatti, il gusto dolce viene associato a cibi energetici e non nocivi, mentre l’amaro e l’acido possono ricondurre ad  alimenti tossici e avariati. Queste informazioni molto antiche continuano ad aiutarci a sopravvivere… Se non altro agli avanzi in frigorifero 🙂

Il gusto del salato e dell’umami, invece,  arriva dal 4° mese ed è qui che incomincia l’avvicinamento ai sapori!

Apprendimento e preferenze alimentari

Come abbiamo detto sopra, il neonato entra già in contatto con i vari gusti e aromi prima nel grembo materno e dopo con l’allattamento. Ma il percorso continua…

Il periodo dello svezzamento, cioè quando si inizia ad introdurre i cibi solidi (circa dai 4 – 6 mesi), è fondamentale per la determinazione delle preferenze alimentari o per le avversioni. E’ in questa fase che il bambino accetta di assaggiare i cibi, mentre tra i 18 e i 24 mesi trascorre un periodo di rifiuto. Quindi proponete e fate assaggiare diversi cibi per aumentare le loro esperienze… Ma che siano positive!

Parola chiave= esperienza positiva e familiarità

favola in un piattoSecondo l’“apprendimento sapore-sapore” , i nuovi alimenti vengono più facilmente accettati o rifiutati se consumati insieme a piatti già etichettati dal bambino come gradevoli o no. Se il bambino assume un alimento associandolo ad un’esperienza negativa può facilmente sviluppare un’avversione che può durare anche tutta la vita (ne so qualcosa, a me è capitato con la ricotta!).

 

Potete quindi immaginare come sia importante il contesto familiare in cui avviene il momento del pasto. Il comportamento dei genitori a tavola e nei confronti del cibo, sia esso implicito sia esplicito, è una bussola per l’apprendimento dei bambini. In buona parte infatti esso avviene per imitazione. Gli psicologi affermano che i bambini dai 3 ai 5 anni sanno già quali sono i cibi appropriati per la colazione e per il pranzo (secondo la propria cultura certo!).

SCOPRI COME METTERE “LA FAVOLA NEL PIATTO”

 

Troppo spesso ci dimentichiamo che nutrirsi non è solo un atto di soddisfacimento fisiologico, ma è un atto sociale, di comunicazione, un atto relazionale.

Pertanto…

  • Cercate di consumare i pasti in famiglia in modo regolare e in un’atmosfera di serenità, dando il buon esempio su come si sta a tavola (postura, comportamenti adatti…)
  • Fate partecipare il bambino alla preparazione dei pasti e della tavola può aiutare a vincere resistenze ai cibi.
  • Evitate che al momento dei pasti il bambino sia troppo affamato o troppo stanco ed evitate gli spuntini subito prima del pasto.
  • Servite un alimento nuovo insieme ad altri conosciuti, senza mostrare sorprese di fronte a un eventuale rifiuto. Non accontentatelo però sempre con gli stessi cibi e solo quelli a lui graditi.
  • Non obbligarlo a mangiare per forza.
  • Lasciate che sia il bambino a dire quando è sazio; la quantità di cibo necessaria varia da bambino a bambino e da giorno a giorno.

 

… trasformate la vostra tavola in “Una Tavola a colori”!

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